Le case degli italiani in tempi di Coronavirus

Le dotazioni tecnologiche, il digital divide, la presenza e l'uso degli apparecchi elettrici nella casa degli italiani

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Le prescrizioni, imposte per il contrasto del Covid-19, confinano il perimetro della vita degli italiani all’intero della mura domestiche.
Una situazione del tutto diversa rispetto a quelle di qualche mese fa che ha
fortemente modificato i comportamenti e con esse le prassi di consumo energetico nel corso della giornata.

Questo particolare periodo che ha rivoluzionato i consumi e i comportamenti può essere utilizzato come una palestra dove perfezionare il livello di “smartness” verso tecnologie digitali, per valorizzare al meglio gli aspetti positivi. Ciò permetterà rendere il ruolo degli utenti sempre più attivo all’interno del sistema energetico, con benefici collettivi.

La ricerca RSE
Nei primi mesi del 2020 RSE ha svolto – con l’apporto di GfK Italiaun’indagine su un campione di 1.527 famiglie, rappresentativo, in termini territoriali e di composizione, della popolazione italiana.

Lo scopo è stato di rappresentare uno spaccato realistico delle diverse tipologie di nuclei famigliari, in linea con la composizione dei panel Istat, e descrivere le dotazioni delle principali apparecchiature domestiche (numerosità, tipologia, età, classe energetica) e abitudini di utilizzo e consumo (frequenza, durata e numero di utilizzi), in determinate fasce orarie di un “giorno tipo invernale”, distinto in feriale, sabato e di domenica.

Confronto fra dati ISTAT e dati GfK sulla distribuzione delle famiglia in base a variabili geografiche e morfologiche (Area Geografica, Ampiezza Centro e Numero componenti della famiglia)

Conforta sapere, in regime di vita “da Coronavirus”, che solo il 19% del campione vive in affitto, quindi con la necessità di dover provvedere, in periodo di crisi occupazionale ed economica, al pagamento della pigione e che circa l’82% delle famiglie vive in abitazioni, mediamente da 70 a 120 m2, con almeno un balcone o terrazzo, surrogato della normale vita social di tutti i giorni, su cui poter beneficiare della fatidica “ora d’aria”.

La disponibilità di energia elettrica.
Per quanto riguarda la fornitura di energia elettrica, circa il 51% delle famiglie è sul mercato libero, il 29% è nel servizio di maggior tutela, mentre il restante 20% non sa rispondere a questa domanda, a riprova del fatto che circa un italiano su cinque non conosce e, probabilmente, non ha interesse ad approfondire il tema della consapevolezza dei propri consumi. Prima del Coronavirus, la spesa media annuale della bolletta dell’elettricità e del gas, per una famiglia tipo, era pari, rispettivamente, a circa 565 € e 675 €: è interessante notare come, anche in questo caso, il 16% delle famiglie non abbia saputo rispondere alla domanda. Mediamente il costo dell’energia elettrica incide per il 9% sul reddito, 10% nel caso del gas metano.

I principali elettrodomestici sono tutti presenti nelle case degli italiani ma è interessante esplorare la dotazione degli altri strumenti e device posseduti per poter fare delle considerazioni anche sul livello di coinvolgimento digitale possibile in questo periodo.

Diffusione dei principali elettrodomestici all’interno delle famiglie italiane.

La TV è accesa ogni giorno per poco meno di 4 ore in prevalenza nella fascia oraria dalle 19 alle 24, mentre il bucato si fa in lavatrice prevalentemente nei giorni feriali (81% delle famiglie) circa 3 volte alla settimana a seconda della tipologia di famiglia.

Il 58% delle famiglie possiede la lavastoviglie (nel 2012 la quota era del 46%) e il 20% ha anche l’asciugatrice (era solo l’8% nel 2012).

Grande incremento per climatizzatori/condizionatori; lo possiede circa una famiglia su due (46%) con prevalenza per modelli a pompa di calore (caldo e freddo).

Sempre più smart working
L’emergenza Covid-19 è stata segnata dalla diffusione dello smart working e dalle lezioni online per i ragazzi delle scuole di ogni ordine e grado. Per farlo serve però una dotazione digitale.

Il 70% del campione possiede una connessione a internet: il 60% ha il modem/router sempre accesso 24 ore su 24, mentre la media di accensione è di quasi 18 ore al giorno. Coerentemente, il 78% delle famiglie possiede un PC (nel 2012 era il 64%) prima dell’emergenza utilizzato principalmente (81%) nei giorni feriali per 3,5 ore al giorno.

Il dato, confrontabile con quanto emerso dall’ultimo censimento Istat, delle famiglie senza PC o connessione è dunque del 30%, nuclei che quindi incontrano più difficoltà in questo periodo di isolamento e in cui l’approccio virtuale appare l’unica possibilità di rimanere collegati alla “vita reale”.

Dal quadro presentato emerge come la permanenza fra le mura domestiche possa sicuramente determinare un aumento nei costi di gestione delle famiglie, a partire dalle bollette dell’energia elettrica e del gas. Questo può rappresentare un problema per una certa parte di popolazione, in particolare per gli utenti vulnerabili, verso i quali sarebbe necessaria un’attenzione ad hoc, specialmente in questo periodo di crisi. Uno degli sviluppi futuri della ricerca RSE sarà proprio quello di andare ad approfondire l’analisi su questa tipologia di utenti.

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